Festa Pesaro, Ricci suona la carica per la sfida elettorale

PESARO – Nonostante il meteo incerto e la temperatura non più estiva, tanti pesaresi hanno affollato l’area dibattiti di piazzale Collenuccio per ascoltare l’intervento finale del sindaco di Pesaro Matteo Ricci, intervistato – anche in veste di responsabile nazionale Enti locali PD, dai giornalisti Luca Fabbri del Corriere Adriatico e Micaela Vitri di Tele2000. Sul piatto la politica nazionale e locale, con lo sguardo verso gli appuntamenti della primavera 2019, le elezioni europee ed amministrative (anche a Pesaro).

Sulla nuova destra al governo: “Siamo di fronte ad una destra populista, non ad una destra liberale come eravamo abituati negli anni scorsi – esordisce Ricci -. È la prima volta che un Paese che ha costruito l’Europa, parlo chiaramente dell’Italia, esprime una linea politica nettamente antieuropea. Questa linea dei muri e dei dazi, prima o poi porterà disgrazia. Noi vogliamo che l’Italia diventi una colonia dell’Ungheria, oppure della Russia? Se noi allarghiamo l’orizzonte della nostra riflessione, ci rendiamo conto che spesso, nel dibattito politico, ci guardiamo l’ombelico. Dobbiamo sconfiggere i sovranisti, e spiegare agli italiani che se prima vogliamo mettere gli italiani, dobbiamo mettere gli europei”. Su Minniti e la sua azione di regolazione della questione migranti: “Penso che Minniti sia arrivato troppo tardi. La sua impostazione, diversa da quella di Alfano, ci ha fatto uscire dall’emergenza. Se fosse arrivato prima, non avremmo pagato un dazio elettorale così pesante il 4 marzo. Aggiungo: a Pesaro stanno arrivano i pakistani. Vi siete chiesti perché? Arrivano a piedi da nord-est, non riescono ad entrare in Ungheria e ripiegano verso l’Italia, anche se vorrebbero untare dritto verso la Germania. Quindi se abbiamo i pakistani a Pesaro è merito degli amici di Salvini ed in generale della politica dei muri e delle chiusure”.

Sul congresso del PD: “Non dobbiamo fare l’errore di fare un congresso sul passato. Se ci dividiamo tra chi salva Renzi e chi lo accusa, rischiamo la deriva definitiva. Se invece mettiamo energie facendo uno sforzo di prospettiva, allora possiamo davvero ripartire. Possiamo immaginare di fare un congresso tra ex Ds e Margherita? O su tra renziani e antirenziani? E magari chi alla fine perde, se ne va? Voglio fare il congresso il prima possibile, ma voglio prima discutere di come fare il congresso. Se compiamo passi falsi, arriveremo alle Europee e alle Amministrative messi peggio di adesso”. Su Zingaretti: “È un amico e più volte l’ho sostenuto, ricordo nel 1994 quando era candidato per la segreteria nazionale della Sinistra giovanile. Ma candidandosi come anti-Renzi ha commesso e sta commettendo un errore clamoroso. Ho già avuto modo di dirglielo, e personalmente lavorerò per unire, non per dividere. Troviamo il candidato migliore per il futuro del PD, non dividiamoci sui nomi”.

Sulle prossime elezioni aministrative a Pesaro: “Mi candiderò di nuovo col PD e con una serie di liste civiche, mi auguro anche con LeU. Non cambia nulla rispetto al 2014, lo schema sarà lo stesso. Per noi viene prima la città, poi il partito, quindi sto cercando di raccogliere attorno a me le energie migliori di Pesaro.

Di nuovo sul progetto del PD nazionale: “Il Partito Democratico deve calamitare attorno a sé le energie migliori del Paese. In poche parole, quello che stiamo facendo a Pesaro. È questo il modello da seguire”.

Esempi positivi e negativi di governo democrat in Italia: “Pongo gli esempi di Ancona e Brescia come casi positivi, mentre Siena e Pisa come esempi da non seguire. Dove abbiamo lavorato insieme, come una vera squadra ed allargandoci ad altre forze presenti in città – come è avvenuto ad Ancona con la Mancinelli e a Brescia con Del Bono – abbiamo vinto nettamente. A Siena e Pisa si sono fatti la guerra internamente per mesi, e alla fine hanno perso”.

Sulla retorica populista del governo gialloverde: “Ogni giorno prendono in ostaggio una nave di migranti per non parlare delle loro promesse elettorali, come la flat tax e il reddito di cittadinanza, e soprattutto della nuova legge di bilancio, che dovranno discutere in Parlamento tra poche settimane”.

Su chi ha votato i Cinque Stelle: “L’Italia, oggi, è un Paese assuefatto dalla propaganda. Dobbiamo tornare a parlare a quanti hanno votato Di Maio e Grillo. Sono convinto che non hanno votato il Movimento per avere il govenro più di destra della storia del’Italia repubblicana. Torneranno sui loro passi. Non solo: ci sono tanti elettori che una volta erano di sinistra ed adesso votano i Cinque Stelle, ma il Movimento in realtà non c’entra nulla con la nostra storia. Ad aprile volevano tenderci un tranello per poi dire agli italiani che la scelta era tra i Cinque Stelle e la Lega. Era un tentativo di escluderci del tutto dal dibattito. Ma pensate bene: cosa c’entrano Di Maio o Toninelli con noi? E Di Battista che inveisce contro Mattarella? Avete visto come hanno reagito e come stanno gestendo il dramma di Genova? Noi avremmo tenuto insieme le forze politiche, non avremmo fatto a gara a cercare il colpevole due ore dopo il disastro. Dire che il Movimento è la nuova sinistra è del tutto sbagliato: dobbiamo inserirci nelle contraddizioni dei Cinque Stelle, basti pensare che è la prima volta che l’Italia ha un presidente del Consiglio che non è un vero presidente”.

Su Renzi: “C’è chi dice che Renzi è diventato arrogante. Lo correggo: Renzi è sempre stato arrogante, ed ha ottenuto consenso perché con la rottamazione si è imposto sul dibattito nazionale anche grazie al suo carattere. Salvini non è arrogante? Eppure sta simpatico, perché la gente adesso premia un certo tipo di carattere. Ma la differenza non la deve fare il carattere ma le soluzioni che vengono proposte. La luna di miele col governo gialloverde durerà qualche mese, poi la legge di bilancio segnerà lo spartiacque e l’inizio dei problemi per questo governo”.

Sul blocco del Bando Periferie: “Faremo da matti, già martedì in Commissione Bilancio, e se serve anche per vie legali. Ci tengo a dire che, in una situazione analoga ma all’opposizione, io e il mio partito saremmo stati comunque dalla parte della città. E invece l’opposizione anche in questa occasione ha colto l’occasione per sperare che vengano meno risorse per la loro e nostra città. Quando c’è da lavorare per Pesaro, si lavora per Pesaro e basta. Mi dispiace, perché Pesaro con un loro atteggiamento diverso sarebbe più forte”.

Sull’estate pesarese: “Abbiamo vissuto una stagione estiva molto positiva. Ieri ho strappato un giudizio positivo anche da parte del presidente degli albergatori, categoria solitamente molto cauta con noi”. Sui tanti eventi in programma in città: “Quanto vale la possibilità per i nostri giovani di divertirsi a Pesaro senza andare in Romagna. Quanto vale, per i babbi e le mamme, dormire sereni sapendo che tuo figlio è a poche centinaia di metri in bicicletta?Poi quest’anno è l’anno magico, con il riconoscimento Unesco e il 150esimo di Rossini. Abbiamo avuto tanti turisti da tutto il mondo e proprio per questo abbiamo avviate tante riqualificazioni soprattutto nel centro e nel mare”.

Su WePesaro: “Quando abbiamo iniziato nel 2014 percepivo una certa diffidenza. Poi abbiamo iniziato con la nostra strategia di visibilità cittadina, la Pesaro nazionale. Ed oggi quasi tutti i negozi hanno il mini-totem del 150esimo di Rossini, e chi non l’ha ancora avuto ci chiama per averlo”.

Sui giovani: “Non condivido l’idea che i giovani di oggi sono peggio di quelli di ieri. A livello locale abbiamo una bella giovanile nel PD, ed in città abbiamo il pregio, come amministrazione, di essere in tutti gli ambiti: nello sport, nel volontariato, nel sociale, nella cultura. E tanti giovani sono con noi, perché sono i primi che hanno notato il cambiamento in città. Noi non ci accontentiamo della tradizione o del passato, desideriamo innovare”.

Sul gradimento a Pesaro: “Da quando faccio il sindaco, questo è il momento in cui riceviamo più consenso, anche se la politica nazionale va in tutt’altra direzione. Le amministrative sono un altro voto: ad Ancona i grillini sono arrivati primi il 4 marzo, mentre a giugno non sono andati nemmeno al ballottaggio. Il PD, sempre nel capoluogo marchigiano, ha preso meno del 30% a marzo e ha vinto nettamente il ballottaggio due mesi dopo”.

Sul prossimo mandato da sindaco: “Continueremo con questa impostazione, lanciando dei progetti di futuro molto forti. Vivremo un autunno e un inverno molto stimolanti, farò nuove proposte di coinvolgimento della città. Abbiamo fatto il punto sul piano strategico Pesaro 2030 proprio ieri con Enrico Giovannini, l’ex presidente dell’Istat ed ideatore del Bes, perché vogliamo varare un’importante variante al Piano regolatore vigente, puntando sulla flessibilità. Non possiamo più pensare l’urbanistica definendo un indirizzo preciso er ogni singolo pezzo di terra. La flessibilità è ciò che ci permetterà di stare sempre sul pezzo, adeguandoci alla situazione e all’opportunità del momento. Svilupperemo un progetto chiamato Pesaro-Bologna-Pesaro, perché il capoluogo emiliano sarà sempre di più il nostro hub di riferimento. L’aeroporto internazionale per Pesaro è Bologna, anche se auguro un buon futuro a Falconara. Abbiamo già la terza corsia autostradale, ma con l’alta velocità ferroviaria sulla costa adriatica possiamo avvicinarci ancora di più a Bologna. Arretrando la ferrovia, e quindi anche la stazione, sul corridoio dove passa l’autostrada potremo valorizzare anche il traffico merci su rotaia, cosa che adesso, con la stazione in centro, non può avvenire. E al posto dell’attuale ferrovia, un corridoio tutto per mezzi pubblici e biciclette. È un’opportunità che dobbiamo cogliere adesso”. Ancora: “Subito dopo la conclusione del 150esimo rossiniano, che terminerà con il non-compleanno del Cigno il prossimo 28 febbraio, lanceremo ufficialmente la candidatura di Pesaro, e spero anche di Urbino, a città europea della cultura 2033. Mancano quindici anni, ma in questo lasso di tempo attireremo investimenti sulla città, come ha fatto Matera, che ha calamitato milioni di euro di opportunità”. Non solo: “Candideremo Pesaro come sede dei Giochi del Mediterraneo del 2022, puntando ancora di più sullo sport. Uniremo le forze e le energie per una nuova sfida”. La conclusione: “Questa è l’idea di città che abbiamo in mente, e spero che i pesaresi comprendano appieno il nostro progetto. Credo molto nella visione, il sindaco deve stare in mezzo alla gente e non deve avere paura di decidere. È necessario avere un disegno complessivo e pluriennale”.

L’intervista integrale a Matteo Ricci verrà trasmessa in differita su Tele2000, canale 16 del digitale terrestre, martedì 4 settembre alle ore 21.30.

Nel pomeriggio, alla conversazione sul tema “L’educazione ai sentimenti contro la violenza di genere” condotta dalla giornalista Valeria Scafetta, con Paolo Ercolani (autore del libro “Contro le donne. Storia e critica del più antico pregiudizio”, edito con Marsilio nel 2016), Fabrizio Battistelli e Marcella Tinazzi, ha registrato una buona affluenza di pubblico, nonostante il meteo e considerando la tematica – la violenza di genere – quantomai attuale.

Tema di partenza, i progetti di educazione sentimentale nelle scuole: “La scelta di insegnare educazione sentimentale nelle scuole di ogni ordine e grado – esordisce Paolo Ercolani, che nella vita è filosofo, scrittore e saggista, ed insegna tra le altre anche all’Università di Urbino - deriva dalla necessità di allacciare relazioni proprio nel momento in cui la persona è nella fase più importante dello sviluppo e della crescita. Oggi un ragazzo passa troppe ore davanti ad un cellulare: stime recenti parlano di sette/otto ore in media al giorno. È chiaro che questa situazione rischia di finire fuori controlla, ed esige un cambiamento”. Fabrizio Battistelli, docente di Sociologia all’Università “La Sapienza” di Roma, analizza il rapporto dei giovani con le principali “agenzie educative” di riferimento, la famiglia e la scuola: “Oggi come ieri registriamo il tentativo del ragazzo e della ragazza di staccarsi dal genitore o dall’insegnante, provando a bypassare il rapporto con le figure educative principali. È importante che tutto avvenga in una cornice di dialogo e confronto, ponendosi continue domande e non dando nulla per scontato”. Ancora: “C'è un tema importante anche in termini di relazione tra famiglia e scuola – prosegue Battistelli -. Per far funzionare questo rapporto è necessario che ognuno svolga appieno il proprio compito: l’insegnante così come i genitori”. Interviene Marcella Tinazzi, portando la sua lunga esperienza da docente, dirigente scolastico ed ora provveditore: “A certi atteggiamenti negativi si arriva per mancanza di educazione. Dobbiamo ricominciare ad usare termini antichi ed è necessario dare senso ad un patto educativo tra i vari attori della scuola”. Ancora, entrando nello specifico: “Accusare un docente per una insufficienza o una nota, significa rompere l’alleanza educativa e non fare gli interessi del proprio ragazzo o ragazza. Noi, sia a scuola sia all’ufficio scolastico provinciale, ascoltiamo tutti perché crediamo fermamente nella relazione sia con i colleghi insegnanti, sia con le famiglie. Ma non possiamo mai perdere di vista il grande tema dell’alleanza educativa”. La parola torna ad Ercolani: “Un Paese che rinuncia all’educazione è condannato ad essere popolato da barbari. Basta navigare su internet per accorgersi di questo”. Ancora Ercolani: “Abbiamo in programma in alcune scuole del Piemonte dei progetti formativi sulla psicoterapia dell’uso dei social, per andare a fondo e scoprire le cause di certi comportamenti devianti”.

A seguire, sempre nel pomeriggio, discussione con l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, sul dramma del lavoro giovanile, tra disoccupazione, precariato e lavoro nero. Insieme a Damiano, il segretario Giovani Democratici Marche Pietro Casalotto, ed Elisa De Scisciolo, presidente Giovani Democratici Pesaro, nei panni di moderatrice. “Ringrazio i Giovani Democratici, e con loro tutto il PD di Pesaro e Urbino – esordisce Cesare Damiano, che è stato deputato fino alla scorsa legislatura – per avermi invitato. A questi giovani dico che la precarietà del lavoro odierno è frutto della cultura e della dottrina liberista che ha permeato la nostra società negli ultimi decenni. Come uscirne? Innanzitutto riducendo il cuneo fiscale”. Sulle dinamiche globali: “La globalizzazione ha aperto i mercati, ma senza la necessaria regolazione legislativa ed economica, l’effetto è stato travolgente. La concorrenza non è servita per aumentare gli standard di qualità, ma ha prodotto l'inverso”. Sulle misure da attuare: “Va creata convenienza per il lavoro a tempo indeterminato, e contemporaneamente bisogna scoraggiare il precariato. Anche noi dobbiamo fare autocritica sul tema dei licenziamenti, avremmo dovuto riflettere maggiormente al nostro interno in alcune fasi. Da una parte abbiamo dato incentivi per i contratti a tempo indeterminato, dall’altra tolto le causali del contratto a termine. Abbiamo introdotto il reddito di inclusione e tolto l'Imu a tutti. Chiariamo le nostri posizioni”.

Prende la palla al balzo il segretario regionale dei Giovani Democratici, Pietro Casalotto: “Questo Paese ha bisogno di introdurre il salario minimo. Non è possibile che un ragazzo lavori 40 ore alla settimana per 3 o 400 euro al mese. È una vergogna che deve finire”. Ancora: “Stiamo tenendo l'attenzione alta sui migranti quando le vere questioni sono altre – incalza il 29enne anconetano -. Il PD deve rimettere al centro della scena politica i temi del salario e della decontribuzione totale sui giovani. Ad esempio, non si può lasciare il tema degli stage alle Regioni. Abbiamo pensato di creare prossimità, ma sono aumentate le disuguaglianze. Dobbiamo imporre alle imprese di assumere i ragazzi per più tempo, con un meccanismo di sgravio contributivo totale riservato alle assunzioni di giovani”. Infine: “Il PD rimetta in campo una visione nuova per la tutela della dignità del lavoro. Dobbiamo creare le condizioni affinché i giovani possano crearsi una vita rimettendo mano anche ai meccanismi e ai metodi della formazione”.

Conclude Damiano: “La buona politica è un'esperienza molto affascinante. Ai giovani dico di iscriversi al sindacato, alle associazioni e di partecipare alla vita pubblica. Anche facendo volontariato. Senza politica e senza partito, all’orizzonte può esserci solo la dittatura”.

Foto: Ph. Luca Toni