COMUNICATI dei Consiglieri Regionali

Per essere la forza della ripartenza e della rinascita- Assemblea Regionale PD Marche

By 8 Giugno 2021 No Comments

Assemblea regionale del Partito Democratico delle Marche – 5 Giugno 2021

Care democratiche e cari democratici,
siamo dentro una fase storica cruciale della vita del nostro Paese e delle Marche. La pandemia Covid-19 ha segnato il tempo che stiamo vivendo da un punto di vista sanitario, economico e sociale. Dopo un anno e mezzo, finalmente, rispetto all’emergenza sanitaria
s’intravede la luce, grazie alla ricerca e alla scienza, al vaccino. In questi mesi siamo stati la forza della responsabilità, dal governo dell’Italia fino a quelli delle città e dei comuni, che ha garantito la sicurezza e la tutela della salute dei cittadini durante una pandemia epocale, inedita e drammatica. Con orgoglio dobbiamo rivendicare che è merito del Partito democratico se l’Italia in Europa è
riuscita ad ottenere un piano di investimenti importanti, mai visti nella storia, con il Recovery Fund e la Next Generation EU che si tradurranno nel Piano nazionale di ripresa e resilienza. Siamo consapevoli, però, che le tragedie non producono automaticamente una rigenerazione e la qualità di vita del futuro dipende da noi: dalle lezioni che sapremo trarre da questa vicenda, dai
conseguenti comportamenti e le proposte concrete che sapremo praticare e non solo predicare.

La storia insegna che all’indomani di grandi tragedie siamo stati capaci anche di immaginare progetti e visioni migliori. Quest’anno, per esempio ricorre l’80° anniversario da quando, nel 1941, in piena guerra mondiale, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, confinati per motivi politici nell’isola di Ventotene, concepirono quel Manifesto che diventerà fonte di ispirazione del processo di cooperazione tra Paesi ex belligeranti e che porterà poi alla nascita dell’Unione europea. Così come subito dopo la fine della seconda guerra mondiale le forze politiche diedero vita all’Assemblea Costituente fino alla realizzazione di quella Carta Costituzionale che ancora oggi è considerata un punto di riferimento, tra le più avanzate al mondo. Il nostro partito è difronte a questa sfida: quella di tenere insieme l’urgenza dei problemi del presente con la capacità di guardare lontano e costruire un nuovo modello di sviluppo. E’ questo il difficile compito che abbiamo difronte, primo fra tutti il Segretario nazionale, Enrico Letta, amico delle Marche, a cui rinnoviamo tutta la nostra fiducia e il nostro sostegno.

Ora il Partito democratico deve avere l’ambizione di essere la forza della ripartenza e della rinascita.
Ciò non significa abbandonare la strada della responsabilità, ma comprendere che con la campagna
di vaccinazione si è aperta una fase nuova.
Il desiderio degli italiani e dei marchigiani è quello di tornare alla vita.

Dobbiamo essere fiduciosi che nei prossimi mesi ci sarà una ripresa, a cominciare dal turismo, ma più in generale su tanti settori dell’economia. Per noi lo spazio politico e il dibattito da occupare non è più quello dei limiti e divieti, ma della
ripartenza. Primo fra tutti, quello di poter spendere velocemente le risorse del Recovery Fund e della Next
Generation EU per rilanciare la crescita, sostenere gli investimenti, aiutare le piccole-medie imprese e il commercio, dal settore manifatturiero all’agroalimentare, tutelando sempre i più deboli, i giovani, le donne e le famiglie. In secondo luogo, non meno importante, spendere ma spendere bene e meglio di prima, indirizzando gli investimenti per uno sviluppo equo e sostenibile che si prende cura delle persone, dell’ambiente e delle future generazioni in piena sintonia con gli obiettivi di Agenda 2030 delle Nazioni Unite. La pandemia invita a riflettere su tante questioni da cambiare che non hanno funzionato. Per esempio, il fatto che occorre tornare ad investire in un sistema sanitario pubblico di qualità e di prossimità, in controtendenza a quanto accaduto in passato in un stagione di tagli statali di cui
anche noi siamo stati semplici esecutori materiali e contabili. Allo stesso tempo è possibile fare un balzo in avanti se ripensiamo anche al nostro modello di sviluppo, dall’economia al governo del territori. La giusta parola d’ordine che si sente da più parti che mi sembra giusto riproporre è quella di resilienza trasformativa: una resilienza cioè che si basi sul superamento della tentazione di un ritorno al “prima” e su di una ripartenza basata solo sulla crescita quantitativa, ma che garantisca la qualità, l’equità e la sostenibilità della crescita da un punto di vista economico, sociale e ambientale. Se gli obiettivi sono chiari anche le scelte conseguenti diventano più semplici: il potenziamento del
Servizio Sanitario Nazionale sui bisogni della popolazione dalla costa alle aree interne; uno nuovo welfare di comunità capace di proteggere e sostenere persone e famiglie, soprattutto quelle in difficoltà; semplificare e ridurre la burocrazia per accelerare la ripartenza; ridurre la pressione fiscale per il ceto medio e per le piccole medie imprese; spingere sull’innovazione e la
digitalizzazione del Paese, sull’ammodernamento in chiave “Green”. 

Pertanto, bene il progetto di riforma fiscale del Pd annunciato dalla Segreteria nazionale che metta al centro il taglio delle tasse per i redditi medio bassi e un nuovo sistema fiscale rivolto alla crescita delle imprese e alla transizione ecologica. Però ciò può essere insufficiente se questo non è accompagnato da una rivoluzione di semplicità che consenta di mettere a terra con rapidità le risorse europee.

Ripartiamo con responsabilità dall’opposizione
nell’interesse delle marchigiane e dei marchigiani

Come in Italia anche nelle Marche il Partito democratico deve avere questa missione nel prossimo futuro: essere la forza della rinascita e della ripartenza. Nonostante da nove mesi siamo all’opposizione ci sentiamo comunque responsabili del destino della comunità marchigiana. È per questa ragione che in questi mesi non abbiamo fatto sciacallaggio politico su una pandemia
che ha segnato, quasi come la prima ondata, anche gli ultimi tempi. In questi mesi il Gruppo consigliare regionale che desidero ringraziare, a cominciare dal Capogruppo Maurizio Mangialardi, ha compiuto un lavoro importante e prezioso che dobbiamo migliorare ancora di più.
I primi mesi dopo il voto, quando si è all’opposizione, sono i mesi più complicati. L’avvio della legislatura è sempre più favorevole a chi vince le elezioni e nel primo anno, a volte anche più, non parte alcuna rivoluzione. I cittadini che hanno fatto una scelta di campo desiderano
mettere alla prova chi è stato eletto alla guida della Regione. Tutto ciò riduce nei momenti iniziali della legislatura anche il nostro spazio politico di azione e i tentativi di ricucire una connessione sentimentale con la società. Nonostante le naturali difficoltà dell’avvio di legislatura dai banchi dell’opposizione e della debolezza diffusa di un partito che a tutti i livelli vive una fase di transizione, il lavoro dei consiglieri
regionali è stato serio, affidabile e puntuale. Ci siamo fatti sentire, senza speculare sul dramma della pandemia. Provando a far capire, forse non sempre con la giusta convinzione, che le nostre proposte anche sulla gestione della pandemia nell’emergenza sanitaria ed economica vengono da un progetto che dimora nel programma elettorale di coalizione e non da isterismi personali o da rancori per aver perso le elezioni. Oggi possiamo dirlo con più forza, senza apparire strumentali, che la gestione della seconda e terza ondata della pandemia Covid-19 nelle Marche è stata pessima. La Giunta Acquaroli piuttosto che anticipare gli eventi li ha inseguiti. La Regione è stata sempre in ritardo sulle scelte da fare. Le Marche da realtà più colpita d’Italia e che meglio aveva gestito l’emergenza, grazie alla Giunta Ceriscioli, è passata tra quelle più critiche e mediocri del Paese. Dall’applicazione del piano pandemico che distingueva ospedali Covid e Covid free a qualsiasi forma di provvedimento per fermare la crescita esponenziale dei contagi. Dai ritardi nel potenziare il sistema delle Usca alla messa in sicurezza delle case di riposo e delle Rsa. Dalla realizzazione dei Covid Hotel al coinvolgimento dei medici di base e dei pediatri di libera scelta sui tamponi per rafforzare il tracciamento dei contagi o per la vaccinazione.
Tutte questioni proposte per tempo dal Pd e realizzate troppo tardi. Come per ultimo l’implementazione dei punti per le vaccinazioni: nella previsione iniziale della Giunta regionale erano limitati a poche location solo nelle grandi città e poi sono stati attivati altri centri, ancora pochi, è merito, certo, dell’organizzazione del sistema sanitario regionale, ma anche della nostra protesta. La prima ondata, per noi, come per tutto il Paese è stata una sfida inedita. Non avevamo gli strumenti e la piena consapevolezza di quello che sarebbe accaduto. Per quelle successive, invece, sarebbe bastato implementare con rapidità le iniziative che già c’erano, magari correggendo anche alcuni errori che sono stati commessi. Invece la nuova maggioranza prima si è insediata ammettendo, queste le parole del Presidente
Acquaroli, che non si aspettava la possibilità di una seconda ondata coincidente con l’inizio del mandato di governo. L’impreparazione, quindi, mentre noi già nel programma elettorale nei primi 100 giorni avevamo la consapevolezza delle cose che si sarebbero dovute fare.
Poi piuttosto che dedicarsi completamente alla salute delle persone, ad informare la comunità marchigiana sugli sviluppi reali della situazione pandemica, facendo crescere una consapevolezza comune, la maggioranza si è dedicata ad alimentare un certo dibattito politico che in certe fasi ha vissuto il nostro Paese, ricorderete, tra rigoristi e antirigoristi sulle chiusure in piena pandemia, partecipando anche a manifestazioni irresponsabili mentre i contagi stavano crescendo.

Quando erano all’opposizione predicavano bene, ma poi al governo hanno praticato altro.
I marchigiani e le marchigiane non dimenticano i sit-in di protesta con le bandiere di Fratelli d’Italia difronte al Covid Hospital di Civitanova. Una struttura che non solo la Giunta Acquaroli non ha smantellato, ma ha aperto e utilizzato perché è stata preziosa nella seconda ondata.
I piccoli e medi imprenditori, i commercianti, ricordano quando dai banchi dell’opposizione definivano insufficienti i 210 milioni stanziati dalla Regione Marche come contributi, tanti a fondi perduto, per le attività produttive. Loro cosa hanno fatto? Poco e male. Persino sul progetto delle piste ciclabili hanno cambiato idea: un tempo definite inutile spreco di risorse pubbliche e oggi gli Assessori di quella stessa parte politica fanno a gara di comunicati stampa per annunciare finanziamenti, tra l’altro, già stabiliti dalla precedente Giunta regionale.
Insieme a ciò già in questi primi mesi, nonostante le priorità fossero quella del lavoro, della tutela del sistema produttivo e delle fasce più deboli della popolazioni, abbiamo assistito al vero volto di questa amministrazione regionale. Si è tolta la maschera e ha mostrato la destra più ideologica di sempre sul tema dei diritti e delle donne, tra deliranti dichiarazioni e post sui social network. Per ultimo, il silenzio assordante sulla vicenda Elica. 
Noi continueremo ad essere a fianco delle lavoratrici e dei lavori e ringraziamo il prezioso lavoro dei sindacati. Sosteniamo con forza una battaglia giusta per sospendere uno sciagurato e insensato piano industriale che prevede la delocalizzazione in Polonia degli impianti di Cerreto d’Esi e Mergo, con il conseguente licenziamento di 409 lavoratori. Un territorio già martoriato negli anni della crisi. Noi continueremo ad essere al fianco delle amministrazioni locali con il nostro partito e l’intero gruppo dirigente. Ci siamo e ci siamo stati fin dall’inizio e cioè da quando del presidente Acquaroli non c’era nemmeno l’ombra e non si sentiva una parola.

Democratiche e democratici, nonostante non sia concluso nemmeno il primo anno di governo, nonostante questi primi mesi siano stati condizionati dalla pandemia e nonostante questo primo tempo è sempre più favorevole a chi vince, nonostante tutto nella società marchigiana si inizia a percepire che la “luna di miele” sta giungendo al termine. Ci sono segnali ancora tiepidi, ma ci sono.

È tempo di iniziare a dire anche che questa compagine di governo non è nuova, perché ha vinto grazie al sostegno di un pezzo di restaurazione dell’era Spacca che ha governato con noi per vent’anni la Regione. Questa consapevolezza può crescere, ma tanto dipende da noi: dal percorso di rigenerazione del Pd e del centrosinistra marchigiano.

E’ tempo di fare passi avanti per uscire dalla fase di transizione e rigenerare il Pd Marche

Siamo dentro una fase di transizione del Partito democratico delle Marche che dobbiamo vivere con responsabilità e onestà intellettuale mettendo sempre l’interesse della comunità politica al di sopra dei destini personali. Oggi, però, è tempo di fare passi avanti ricercando sempre la più ampia unità possibile. Sappiamo che la strada di rigenerazione sarà lunga, non semplice dopo la sconfitta alle elezioni regionali, ma il cammino avrà tutto il tempo utile e necessario per realizzarsi, a differenza del recente passato quando abbiamo svolto l’ultimo congresso regionale a un anno e mezzo dal voto. Questo tempo è per noi un tempo nuovo dove dobbiamo dimostrare, a cominciare da chi ha avuto negli anni grandi responsabilità, di sapersi rimettere in discussione.
Dopo tanti anni al governo della Regione ci misuriamo con una diversa condizione: quella dell’opposizione. Abbiamo un compito diverso e dobbiamo capire come svolgerlo al meglio. È evidente che la nostra agibilità politica è ridimensionata e non è più come prima. Da questo punto di vista metterci in discussione non significa rinnegare quanto fatto prima, ma tanto meno avere una visione nostalgica del passato, di pensare che il “prima” sia sufficiente, perché non contribuisce a guardare avanti, soprattutto in assenza di un’autocritica. D’altronde sono state le marchigiane e i marchigiani a chiederci una volta per tutte di rimetterci in
discussione. Coloro i quali hanno guardato altrove nel voto nelle ultime, ma anche nelle precedenti tornate elettorali. Già nel 2015 per la prima volta le Marche erano diventate contendibili e non raggiungemmo la maggioranza assoluta, prendendo poco più del 40%, quindi avendo il 60% dei marchigiani contro, con una partecipazione al voto, tra l’altro, ad di sotto della metà degli aventi diritto. Metterci in discussione lo dobbiamo anche a chi ci ha rinnovato la fiducia, circa 25 mila cittadini in più nel 2020 rispetto a cinque anni fa.
Dobbiamo fare, cioè, quello che avremmo dovuto fare ogni volta negli ultimi quindici anni quando nelle tornate elettorali, in particolare dal 2013 in avanti, emergevano segnali di una crescente insoddisfazione dei marchigiani nell’azione della nostra forza politica. Il centrosinistra nelle Marche è stato maggioritario da metà degli anni novanta, non da sempre, e ha subito un erosione della base sociale ed elettorale, un distacco sentimentale, proprio a partire dalla crisi finanziaria ed economica del 2008.

Ci siamo consolati il più delle volte nelle vittorie, alcune di esse fragili, e pensato che il problema della tornata elettorale successiva sarebbe stato solo scegliere le candidature migliori a Presidente di Regione, oppure al consiglio regionale. Senza considerare i segni di logoramento che venivano da alcune sconfitte nelle città e nei comuni, nei tracolli elettorali di elezioni politiche, come quella del 2018 che ha rappresentato la debacle più grande per il centrosinistra che tutto insieme ha raccolto il 21%. Piuttosto che guardarlo in faccia e ascoltarlo abbiamo voltato le spalle a quel malessere. Siamo diventati il partito delle “spallucce” di chi era poco interessato ai segnali di scollamento tra la nostra proposta politica e la società marchigiana. Di questo mi sento anch’io responsabile nel non aver fatto abbastanza per far capire l’urgenza di una riflessione comune nel partito e di non averla imposta, se non in alcune occasioni congressuali,
e non tanto nel poco tempo alla guida del partito regionale, ma nel mio intero percorso politico. È frutto anche di questa riflessione autocritica e delle mie scelte conseguenti che ho compiuto. È strano che questo sentimento non abiti anche altrove. Occorre cambiare strada. Per tornare a vincere bisogna prima di tutto imparare dalle sconfitte: commettere un errore e non correggersi è stato il vero errore. Che purtroppo, alcuni, stanno continuando a fare e altri, invece, hanno capito offrendo il proprio contributo alla stagione di riconciliazione del Pd regionale. In occasione dell’ultima assemblea regionale l’intera segreteria si è presentata dimissionaria. Dopo una lunga e articolata discussione sono stati gli organismi dirigenti regionali a chiedere alla segreteria regionale uscente di aprire una fase costituente per andare alla radice della sconfitta e accompagnare il partito regionale a un congresso anticipato.
È strumentale non considerare nelle premesse la situazione pandemica Covid 19 che ha condizionato questi mesi anche l’attività del partito ad ogni livello. Sarebbe sbagliato non dire, però, che si poteva fare di più. Con tutta sincerità, però, non accetto che la critica venga da chi votando quella relazione, oppure non votando e comunque rispettando l’espressione degli organismi regionali, non ha contribuito a
dare una mano, proponendo anche iniziative o riunioni, partecipando a quelle realizzate o addirittura ostacolando percorsi di riconciliazione e di dialogo nelle Federazioni provinciali. In questi mesi il lavoro portato avanti dalla segreteria regionale è stato conseguente alla relazione
proposta e approvata a dicembre, troppo condizionata nell’impostazione, bisogna ammetterlo, dall’ottimismo che la campagna vaccinale sarebbe stata più celere. In tanti di noi, il sottoscritto per primo, ipotizzava che nella primavera ci saremmo trovati in condizioni migliori. Così non è stato, lo sappiamo bene, a causa degli enormi ritardi nella produzione delle forniture di vaccino. Consapevoli che occorreva aprire una riflessione profonda su una sconfitta che viene da lontano abbiamo aperto un ciclo di iniziative dal titolo “Marcare il territorio”. Incontri webinar di analisi e confronto sulle trasformazioni che negli anni hanno cambiato il volto delle Marche da un punto di vista politico, economico e sociale.

Con essi abbiamo analizzato i flussi elettorali degli ultimi dieci anni e i cambiamenti storici, socio economici della regione, avvalendoci anche di specifiche competenze ed anche personalità esterne al partito che desidero ringraziare per la disponibilità. Iniziative a cui si sono aggiunte alcune delle Federazioni provinciali, in alcuni circoli marchigiani e quelle dei Giovani democratici. Occasioni preziose per favorire momenti di riflessione, andare in profondità sulle cause della sconfitta e offrire ai partecipanti strumenti, informazioni e chiavi di lettura per un dibattito serio e costruttivo. Una fase costituente che in questo periodo non è stato solo il tentativo di aprire un dibattito, ma
anche costruzione di percorsi politici e unitari nelle Federazioni provinciali. Cammini propedeutici a creare le condizioni più ottimali per rimettere in circolo il desiderio di esserci e di partecipare alla nuova fase del partito regionale, nel lavoro di opposizione e di costruzione dell’alternativa di governo in Regione, nei comuni e nelle città. E’ un lavoro che non fa notizia sui giornali quello di creare le condizioni nei territori per una riconciliazione della nostra comunità, ma è fondamentale per dare agibilità politica al partito, per fare sempre meglio e soprattutto per preparare bene il dibattito congressuale futuro che, certo, dipenderà dai futuri candidati ma anche da come viviamo questa fase. Nelle provincie di Pesaro e Urbino e quella di Macerata si è arrivati a un voto unitario sulle proposte a segretario provinciale e presidente dell’assemblea. Una condizione impensabile fino a qualche tempo prima, frutto di un percorso di dialogo che è avvenuto con l’impegno di tanti nel tornare a parlarsi. È con immenso piacere che vorrei ricordare che per la scelta dei segretari e dei presidenti nelle due
Federazioni provinciali il risultato è stato che tre su quattro sono donne, tra l’altro con capacità, competenze e serietà.
In questo periodo abbiamo vissuto anche le dimissioni del segretario nazionale, Nicola Zingaretti. Per noi è stato un dramma nel dramma come tante vicende nazionali che hanno segnato gli ultimi 4 anni di vita del nostro partito: due scissioni nazionali, la sconfitta e il minimo storico alle elezioni politiche del 2018, quella delle regionali, tre segretari nazionali che sono usciti dal partito, l’ultimo
che si è dimesso qualche mese fa con accuse forti. Al di la dei termini utilizzati, sui quali ognuno può avere la propria opinione, Zingaretti ha posto una questione politica che merita una riflessione profonda perché quando parla di “stillicidio infinito” della vita interna del partito non si riferisce solo alla vita di un segretario, ma del nostro essere comunità. E’ stato proprio Enrico Letta a ricordare che il tema non è un nuovo segretario, ma un partito nuovo: progressisti nei valori, riformisti nel metodo e radicali nei comportamenti. Noi ci siamo mobilitati nella campagna promossa da Letta riunendo i circoli, in alcune realtà organizzandolo dal partito regionale, ovviamente in modalità online, offrendo il nostro contributo al dibattito, ma anche per provare a rimotivare una base ulteriormente provata dalle vicende
nazionali.
Abbiamo tentato di affiancare il lavoro del Gruppo consigliare regionale da quando ci è stato consentito come segreteria di partecipare alle riunioni. Con più energia nelle Federazioni in cui si è costruito un percorso di riconciliazione e con più difficoltà dove persistono delle divisioni, ma in generale ancora con troppa poca incisività. In particolare siamo stati vicini al Capogruppo del Partito democratico Maurizio Mangialardi che ha partecipato a tutti gli incontri della Segreteria regionale e a quelli bilaterali con le formazioni
politiche della coalizione. Siamo stati sui temi: pandemia, questione Elica, sui diritti civili e sulle battaglie delle donne, che appartengono a ognuno di noi, grazie al coordinamento della Conferenza regionale delle Donne.
È avviato da tempo il cantiere per le elezioni amministrative e provinciali del 2021 che sarà una sfida controvento e dobbiamo tutti considerare la priorità nelle prossime settimane. Un compito che appartiene alle Federazioni provinciali e ai Circoli nel quale il livello regionale e nazionale può dare una mano, nei limiti dell’agibilità politica, sapendo che ogni realtà ha una storia e dinamiche diverse dalle altre. Qualche giorno fa, per esempio, sono stato a San Benedetto del Tronto che è la città più grande che andrà al voto in autunno. Lì come in tanti comuni in cui ci saranno le elezioni in questa tornata elettorale siamo all’opposizione. Lì come altrove solo uniti si può vincere per garantire un governo diverso e adeguato alla rinascita della città dopo l’emergenza Covid-19 e cinque anni di cattiva amministrazione. A differenza delle settimane scorse si è percepita una forte tensione unitaria, a cominciare dal Pd locale, grazie anche all’intervento del Pd nazionale. Insieme abbiamo chiesto alle forze politiche e alle liste civiche di costruire un campo largo di centrosinistra, unito, e dove ci sono
buone possibilità d’intesa con il Movimento 5 Stelle. Dovremmo iniziare a ragionare anche sulle elezioni provinciali e in diverse realtà è determinante vincere o perdere le prossime elezioni comunali. Ma dovremmo cogliere l’opportunità di aprire in Direzione regionale un dibattito sulla necessità di replicare in tutte le realtà l’esperienza di Pesaro e Urbino nel far diventare le Provincie davvero “Casa dei Comuni”: non più luogo di scontro politico ma di incontro istituzionale, anche per costruire un ponte con le tante liste civiche. Senza nascondere le difficoltà dei mesi scorsi legate all’emergenza sanitaria, a primi mesi difficili del nuovo mandato regionale, ad alcune divisioni che tutt’ora permangono all’interno della classe dirigente, al sentimenti di stanchezza diffuso nei Circoli marchigiani e delle Federazioni provinciali che, ricordo, tutte a fine mandato, dobbiamo però essere consapevoli che occorre fare di più per contrastare anche un vento di destra che continua a soffiare forte in tutto il Paese. Non siamo riusciti a farlo ma è utile farlo aprire nelle federazioni e nei circoli momenti di riflessione e di analisi sulle cause della sconfitta, come abbiamo fatto a livello regionale. Così come dobbiamo rafforzare il lavoro del Gruppo consigliare nel moltiplicare le iniziative sui territori insieme ai consiglieri regionali ma anche nel coordinamento e nel coinvolgimento sui temi.

Proprio per questa ragione un mese fa all’ultima direzione regionale, in coerenza con il mandato dato dall’assemblea, avevo proposto di organizzare il Congresso anticipato del partito regionale nella prima finestra utile, quella di Luglio.
Sarebbe stata un’occasione utile per rilanciare una nuova proposta politica, rinnovare la classe dirigente del Pd regionale e promuovere una mobilitazione con le Primarie, facendo i gazebo nelle piazze, dove la ripartenza del Pd coincideva con il ritorno alla vita del Paese. È una possibilità che, tra l’altro, è stata data anche dal Pd nazionale con una circolare che è arrivata una settimana dopo il nostro dibattito in direzione. Però siccome la stragrande maggioranza è contro la proposta di fare il congresso nella prima finestra utile e non possiamo avviare una fase congressuale con una divisione, ciò significa che il congresso si farà nella seconda finestra utile, quella dell’autunno. In questi giorni è apparso sulla stampa anche l’ipotesi di eleggere il nuovo segretario in assemblea. Pur non essendo in linea con il mandato che è stato dato alla segreteria regionale e nemmeno a una mia valutazione politica, qualora maturassero le condizioni di una soluzione unitaria in assemblea regionale, come quella ottenuta per l’elezione di Enrico Letta, prenderei atto della volontà
dell’organismo dirigente. Oggi questa situazione non c’è e ciò non significa che non potrebbe maturarsi nei prossimi tempi, ma per fare da oggi un passo avanti la soluzione più naturale è dire che il Pd delle Marche inizierà il proprio percorso congressuale a ottobre, all’indomani delle elezioni amministrative. Siccome le amministrative saranno fissare entro il 10 di ottobre è plausibile ipotizzare che la fase congressuale potrebbe iniziare anche il 15 di ottobre. Per tale ragione ci impegniamo per metà Settembre a fare l’assemblea regionale, proporre e votare il regolamento e la Commissione regionale del Congresso che organizzerà e sarà elemento di garanzia del percorso congressuale. Sono convinto che il prossimo congresso regionale debba svolgersi con le Primarie. Ci sono opinioni diverse ed è una discussione che dobbiamo aprire nella prossima direzione regionale. Le Primarie sono uno strumento, tra l’altro, che al di la delle possibilità già previste dallo Statuto per le cariche monocratiche la Direzione nazionale dovrebbero essere utilizzare anche per
la scelta dei candidati al parlamento qualora rimangano le liste bloccate. I tempi della stagione congressuale, la concomitanza con quelli naturali a scadenza delle Federazioni e dei Circoli, saranno decisi dagli organismi regionali. Informo, però, che dopo la
modifica dello Statuto nazionale, avvenuta nel 2019, per fare il congresso regionale con le Primarie occorre una modifica di quello regionale. Al di la del quando, che è importante, noi dobbiamo lavorare a come arrivare a Congresso. Occorre rafforzare la nostra opposizione dentro e fuori il Consiglio regionale. Al tal fine già dalla prossima settimana convocherò un tavolo istituzionale che affiancherà il lavoro della segreteria regionale e del Gruppo consigliare, composto da: consiglieri regionali, parlamentari, sindaci che svolgono una funzione di rappresentanza istituzionale e politica sul livello regionale e nazionale (penso per esempio al Presidente Anci Marche, al Presidente e Vice Anci Piccoli Comuni, al Presidente Ali autonomie, al Responsabile nazionale della conferenza dei sindaci del Pd), ed i presidenti di provincia. A cui, ovviamente, saranno sempre invitati i segretari provinciali Pd e la presidente dell’assemblea regionale, e a cui è utile che partecipino anche l’ex Presidente e gli ex Assessori della precedente Giunta regionale. Ognuno deve impegnarsi affinché alla base del rinnovo del partito regionale, delle federazioni provinciali e dei circoli, ci sia un dibattito aperto su un nuovo progetto politico per l’intera comunità marchigiana e di ricostruzione di un campo nuovo e largo di centrosinistra. La necessità più urgente è quella di rimotivare la base del partito a impegnarsi e ciò non può avvenire, non è più quel tempo, sui destini personali di qualche dirigente di partito, giovane o adulto, uomo o donna. È possibile farlo solo con una stagione di riconciliazione che la Segreteria regionale può svolgere attivamente dando il proprio contributo, nei limiti dell’agibilità politica che sarà offerta, anche sul livello regionale, come avvenuto a Pesaro e Macerata. E’ un obiettivo che dovrebbe avere prima di tutto non la Segreteria regionale uscente, ma quella
che sarà chiamata ad aprire una stagione nuova. Ci si preoccupa troppo e da troppo tempo di chi farà il generale senza pensare all’esercito. Per questo dobbiamo tornare a parlarci: se non ci si parla non è la stagione nuova, ma la riedizione di quella vecchia, magari con volti diversi. In questo contesto, solo con la collaborazione di tutti, la Segreteria regionale può creare le condizioni di unità o gettare le basi per un confronto civile e partecipato. È per questa ragione che ho inserito in questa relazione anche alcune parti del contributo di riflessione arrivato dal Partito democratico di Ancona, a cui tra l’altro colgo l’occasione di fare anche qui gli auguri di buon lavoro a tutto il partito e al neo Segretario dell’Unione Comunale.
Una tempistica e un orizzonte congressuale definito, la necessità di aprire una discussione sul modo in cui svolgere i congressi e l’elezione degli organismi dirigenti, l’utilità dello strumento delle Primarie anche per le parlamentarie, il fatto che il compito del prossimo segretario regionale non sia di gestire le candidature, ma ricostruire un campo di centrosinistra e rigenerare il partito per tornare a vincere e dare un governo migliore alle Marche.
Se da oggi riusciremo a condividere questo percorso di lavoro e raccogliere tutti insieme questa
sfida sono convinto che ce la faremo.
Vi ringrazio per l’attenzione che mi avete concesso.
Buon lavoro a tutti noi.

Giovanni Gostoli

Segretario regionale PD